Inbound marketing: oltre al funnel c’è di più

Nell’anno in cui il funnel ha superato l’email marketing nelle ricerche su Google Italia, ho partecipato per la prima volta all’evento sull’inbound marketing e tecniche SEO Inbound Strategies. Evento che invece di cavalcare l’hype per l’inbuto, lo ha decostruito. E io ho apprezzato. Oltre ad essermi portata a casa un bel po’ di spunti di riflessione su come costruire una strategia di marketing digitale integrata.

 

Ed ecco allora i miei 5 takeaways di #inbound18:

1) Usa l’inbound marketing per progetti complessi

Dal talk di Jacopo Matteuzzi // Studio Samo

L’inbound marketing è una strategia finalizzata a farsi trovare da persone interessate.

Il cuore dell’inbound è il content marketing, in quando consente di educare il potenziale cliente e accompagnarlo in un percorso di conversione (il funnel di vendita, appunto) per avvicinarlo al momento dell’acquisto.

Non è però indispensabile per qualunque tipo di prodotto, perché, come direbbe Valentina Vellucci: “non mettetevi a fare un funnel se dovete vendere calzini bianchi.” Se il prodotto è molto semplice e l’acquisto è basato sull’urgenza, strutturare un processo di conversione con molteplici contenuti e punti di contatto diversificati è controproducente.

Ci sono invece altri tipi di prodotti/servizi con caratteristiche che rendono molto utile strutturare una strategia inbound:

  • Prodotti complessi
  • Prezzo alto
  • Brand fragile
  • Funnel lungo
  • Mercato nazionale o globale

Ascoltando il talk di Jacopo non ho potuto fare a meno di notare che le caratteristiche delle aziende adatte per strategie di inbound corrispondono a molte startup innovative. Spesso sviluppano servizi nuovi, in alcuni casi disruptive; l’utente dunque non è consapevole di avere un bisogno a cui la startup può rispondere. Inoltre hanno un brand sconosciuto, quindi devono guadagnarsi la fiducia dei potenziali clienti attraverso contenuti che possano rassicurare rispetto a competenze e affidabilità del team imprenditoriale. Infine ambiscono a scalare, quindi, anche se partono da un mercato locale, l’ambizione è di raggiungere un’estensione almeno nazionale.

2) Fatti raccontare il processo d’acquisto

Dal talk di Iris Devigili

Le buyer personas sono uno strumento utile al marketer per conoscere i propri potenziali clienti. Mentre le customer personas descrivono gli attuali clienti per migliorare il prodotto o servizio, le buyer personas hanno l’obiettivo di ricostruire il processo decisionale di potenziali clienti.

Intervistando clienti attuali e potenziali, è possibile fare emergere insight importanti su cui costruire contenuti che rispondano alle loro esigenze informative:

  • necessità urgenti
  • risultati attesi
  • barriere all’acquisto
  • criteri decisionali.

3) Non esagerare con il remarketing

Dal talk di Alessandro Frangioni

Il remarketing è una strategia utile da integrare all’email marketing automation per accompagnare l’utente durante il suo percorso di conversione.

Bisogna però stare attenti a non fare sentire gli utenti perseguitati! Per evitare gli #AdsInvaders ecco alcuni consigli made in Empoli 😉

  • Aggiorna copy e visual degli ads
  • Escludi i non interessati
  • Usa più selling-poin
  • Gestisci i posizionamenti
  • Scegli una quota limite
  • Determina la lunghezza del remarketing

4) Usa gli ads per fare digital PR

Dal talk di Massimo Chieruzzi // AdEspresso

Inbound e advertising possono essere due strategie complementari. Tanto che AdEspresso, uno dei più importanti servizi di gestione degli Ads, è stata lanciata grazie ad un blog nato ancora prima che la piattaforma fosse sviluppata.

Ancora dopo l’acquisto da parte di HootSuite, AdEspresso si promuove attraverso una strategia integrata di content marketing e sponsorizzate.

E in conclusione del suo talk Massimo aggiunge una chicca: sponsorizzare blog post su un pubblico di giornalisti è un’ottima strategia per fare digital PR.

5) Guardami negli occhi (quando fai i video)

Dal talk di Antonio Meraglia // Altavista

Oltre al funnel c’è di più, ma anche oltre ai blog post. I video infatti possono essere un ottimo strumento di inbound, anche per il personal branding.

Per chi si vuole cimentare, ecco alcuni consigli:

  1. tieni la telecamera ad altezza occhi
  2. non fare video mentre guidi: devi guardare le persone negli occhi
  3. non usare sfondi disordinati: meglio se la parete è fuori fuoco
  4. usa una buona illuminazione: fai sempre i video con le finestre aperte e alla stessa ora
  5. l’attrezzatura può essere semplice: basta uno smartphone e un microfono

Ora: siccome sono una persona che ama più la pratica che la teoria, ho deciso di provarci alla prossima occasione. Quando, direte? Beh, in primavera.

Proprio il giorno dell’equinozio, sui vostri schermi, anzi su quelli di SEOZoom, il webinar in cui tenterò di mettere in pratica i consigli di Antonio. Ah, e vi racconterò anche di come lanciare nuovi brand con poche che risorse.

3 thoughts on “Inbound marketing: oltre al funnel c’è di più”

  1. “E in conclusione del suo talk Massimo aggiunge una chicca: sponsorizzare blog post su un pubblico di giornalisti è un’ottima strategia per fare digital PR.”

    Anche per me questo è stato un consiglio prezioso. Ma come trasformo un audience FB in una lista di mail? Anche facendo una Lead Ad di FB, dovrei avere qualcosa da dare in cambio. Cosa potrei offrire a un pubblico di giornalisti

    1. Da come l’ho capita io il processo che ha suggerito è in realtà l’inverso:
      – prendere i contatti email già esistenti di giornalisti
      – costruire un pubblico fb con questi contatti
      – fare visualizzare loro un blog post informativo.

      La logica in questo caso non è di utilizzare un magnete per attrarli verso qualcosa, ma semplicemente fare vedere loro la news nella speranza che si incuriosiscano al tema e vogliano approfondire.
      Da come l’ho capita io 😉

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